Craftsman al cinema

Craftsman al cinema

Sarò stato un paio di migliaia di volte al cinema nella mia vita, ma questa volta è stata diversa.

Avevo anche visto il cortometraggio Disturbia (girato da me per il regista Igor Sadovski) in una minuscola scatola di cartongesso meramente dipinta di nero nelle viscere del 65ème Festival de Cannes (mi sono già sfogato in un’altro post su questa vicenda) ma questa volta è stata diversa.

Questa volta è stato un progetto sempre no-budget – anche se un paio di mille Euro sono stati spesi comunque – di Marcello Baretta, studente della IULM (Milano). Il film che mi ha emozionato cosi tanto a vederlo era “The Craftsman“, prima opera del regista sopra nominato ed il film per il quale sono felicissimo di aver potuto contribuire come direttore della fotografia.

A parte il fatto che è stata la prima volta che vedevo un mio lavoro in una sala “regolare” di un cinema “regolare” (eravamo al “Orizzonte” di Milano)…
A parte il fatto che è stata la prima volta che lo vedevo con la musica, dalla versatile penna del bravissimo “jazzista” Giacomo Maugeri (“è la mia prima volta!!”)…
A parte il fatto che ero seduto con Simo tra una sessantina di sconosciuti…
… e vi lascio immaginare l’emozione…

La grande differenza qui era che il lavoro è stato portato a termine.
L’ho detto! Tutto quà! Sembra banalissimo! Ma fa tutta la differenza.

Di solito quando vedi il montato del tuo lavoro, si dice che la musica è solo un lay-out (abbozzata) e che dopo sarà cambiata, non ti preoccuppare.. .. e chiudi un’ occhio…
Si dice l’audio fa schifo e verrà pulito, non ti preoccupare.. .. e chiudi l’altro occhio, che già non ci vedi più.

Anzi sei fortunato se del tutto sei riuscito a portarti a casa un DVD del montaggio finale, almeno faccio vedere quello che è stato di mia competenza.

La lezione più importante che mi sembra non venga mai insegnata è che il lavoro del direttore cinematografico non è finito quando si spengono le luci del set.

Subito dopo questa, bisognerebbe insegnare la seguente seconda lezione: Che ognuno faccia il proprio mestiere non è la fine ma l’inizio del percorso artistico.
Mi spiego meglio:

Si potrebbe dire: “ma lui è stato fortunato perche aveva solo gente brava intorno!” – mentre sono assolutamente daccordo – la nostra troupe era una mandria di gente capace e volenterosa(!) – non sono daccordo che questo già per inerzia avrebbe portato ad un buon risultato.

Qui sto ovviamente cantando una grandissima lode a Marcello, che ha prima di tutto saputo scegliere queste persone capaci, ha poi avuto le capacità umane di portare ognuno di noi a crescere un pezzo in più, mai arrabbiandosi, mai urlando, mai con atteggiamenti tirannici, ma semplicemente riportandoci in mente ciò che lui voleva fosse espresso nel suo film, in una determinata inquadratura oppure con un gesto fatto in una maniera o in un’ altra.

Ricordo il primo giorno delle riprese, nella palazzina in stile liberty nel Parco Vittorio Formentano di Milano quando, vedendo Marcello mostrare alla nostra dolce protagonista femminile Silvia Pernarella (nel ruolo della Lady inglese di alto borgo) come avrebbe dovuto inaffiare i fiori sul davanzale di “casa sua”, io risi.

Ma è tutta lì la differenza! Non è che una ragazza di 24 anni non sapesse inaffiare fiori, non è che un ddf di 47 anni con 20 anni di esperienza da fotografo non sapesse scegliere un obiettivo piuttosto che un’altro, non è che un set designer capacissimo e pure con due mani destre quanto il nostro Marco Bertana non sapesse costruire un set… Ma se tutti fossero stati lasciati a correre liberamente (perche già “bravi”) non oso immaginare la poltiglia cinematografica che ne sarebbe risultata. E l’emozione da provare al cinema sarebbe stata.. ..da rimuovere velocemente.

Invece Marcello Baretta, ti ringrazio per aver raggiunto la destinazione ed un paio di metri in più! Un metro in più per la fotografia, uno in più per la scenografia, per le prestazioni degli attori, per la musica (e che meraviglia!) e se non nomino tutti gli altri è per non perdermi in altri elogi..

Ti ringrazio per non esserti arreso in una delle tantissime occasione che ti si sono presentate. Ti ringrazio di aver corso fino in fondo (arrivando di fatto in sala cinematografica !!) trasformando i nostri impegni in un risultato bellissimo, altro che presentabile, di cui andare fiero e di cui porterò buona memoria per tanto tempo.121